Taoismo: Respirazione


La respirazione è senz’altro la principale funzione degli organismi viventi, e, a maggior ragione, dell’uomo, perché senza di essa la vita sarebbe del tutto impossibile. Inoltre, tale funzione, per l’importanza rivestita nel ruolo vitale,segna il destino di ognuno, in quanto, secondo come viene eseguita, possono scaturire i più disperati stati di salute.Tant’è vero che da una corretta respirazione gli immediati vantaggi consistono in una notevole vitalità dell’organismo, sia a livello fisico, sia a livello mentale: dea una parte, infatti, si acquista resistenza alle malattie e vigore, mentre, dall’altra, viene favorito lo sviluppo delle capacità intellettive, il controllo delle facoltà mentali ed uno stato di pacatezza attiva. Al contrario, una respirazione errata o non controllata, inibisce in modo considerevole le difese naturali del nostro corpo e non regola costantemente ed efficacemente la salute psico-fisica: da ciò deriva una precoce vecchiaia e una maggiore esposizione ai rischi di malattie fisiche e mentali, tra cui, in special modo, quelle relative agli stati emotivi, come, ad esempio, la nevrastenia (eccitabilità ed esaurimento del sistema nervoso), senso di angustia, dispepsia (cattiva digestione), cefalgia (mal di capo), etc. Il respiro, dunque, è vita. In particolare, è molto importante, soprattutto per le due principali funzioni a cui assolve: da una parte permette di avere più ossigeno a disposizione del sangue e del cervello; dall’altra, in modo diretto,  consente una migliore potenzialità fisica, sia il necessario controllo del Ch’i, dell’energia vitale, in base alla quale poter controllare anche la mente.Spiriti e menti evolute, dotati di buona capacità di osservazione dei vari, affascinanti e mutevoli fenomeni della Natura, scoprirono che gli esseri più a lunga vita (la tartaruga, l’elefante, etc.) possedevano un ritmo respiratorio, un frequenza di cicli di inspirazione ed espirazione, più lenti della norma.In seguito, quasi per imitazione, l’uomo cercò coscientemente di educarsi a questi nuovi ritmi, più lenti e salutari. S’intuiva che al rallentamento del respiro e alla sua funzione vitale, doveva  far seguito una riduzione del normale processo metabolico dell’organismo e dei relativi consumi energetici. Risulta molto interessante notare che in Oriente tutte le discipline esoteriche, di culture e periodi diversi, svilupparono ognuna proprie tecniche respiratorie, ma il risultato di tutti i vari studi e delle molteplici applicazioni si manifestò nel raggiungimento di conclusioni ed effetti simili, se non uguali. Ad esempio, in India la tenica respiratoria, più avanzata rientra nel vasto campo del Pranayama, mentre in Cina, pur se con alcune varianti, fa parte del cosiddetto Ch’i Kunh.
Bisogna allora dire che gli organi preposti al processo respiratorio in senso stretto sono i polmoni ed il cuore uniti tra loro, mediante arterie, che si diramano dai bronchi. I polmoni sono rivestiti dal cosiddetto sacco pleurico (composto da due membrane: quella viscerale, aderente alla parete polmonare, e quella parietale, aderente alla parete interna della gabbia toracica), un involucro elastico,  che consente loro di aderire al petto e di non generare attriti durante il ciclo respiratorio. L’aria prima di giungere ad essi, inizia il suo percorso entrando dalle narici ed attraversando, nell’ordine, faringe, laringe, trachea e bronchi.
Il sangue, invece, parte dal cuore, carico di sostanze vitali e attraverso arterie, capillari e vene torna al punto di partenza, privo di esse.
Durante la fase dell’inspirazione avviene che l’aria entra in contatto con il sangue; gli cede ossigeno e lo arricchisce nuovamente di quelle sostanze perse, preparandolo al ciclo successivo. E’ importantissimo quindi che l’ossigeno si leghi al sangue in maniera adeguata e sufficiente, perché più viene assorbito e tanto più miglioreranno le funzioni dell’intero organismo. Questo si spiega col fatto che l’ossigeno ha il compito di depurare il sangue ed alimentarlo di nuove sostanze. Pertanto, se l’apporto di aria nei polmoni risulta inadeguato, non avviene una completa depurazione e parte delle scorie ritorna in circolo. All’accadere di ciò, l’organismo ne soffre ed accelera il suo processo di invecchiamento: questo si spiega col fatto che poco ossigeno, legandosi con l’emoglobina del sangue, non permette una ottimale rigenerazione delle cellule. A questo punto, risulta logico che una sana e corretta respirazione agisce in modo estremamente positivo, determinando, oltretutto, un sensibile sviluppo della capacità estensiva, contrattiva ed elastica della muscolatura e degli organi in genere.
Il respiro, come spiegato, è un’operazione complessa. Nell’ambito di questa, è opportuno soffermare l’attenzione sul fatto che durante il suo ciclo - oltre le azioni già menzionate - avviene anche il contatto energetico e vitale con la sostanza vibrante dell’universo ovvero con l’essenza della vita stessa. Le principali tecniche di respirazione tendono infatti ad “aumentare e favorire l’assimilazione di ossigeno a livello polmonare e nei tessuti, con un fine quindi altamente positivo”. Così, alla normale fase di inspirazione ed espirazione, si aggiunge la fase intermedia, l’intervallo di “ritenzione” del respiro, durante la quale l’ossigeno stesso poteva essere più a fondo assimilato.
Le tecniche che a noi interessano sono due:
quella detta “semplice” e quella “a narici alternate”, che fu appositamente studiata per poter manipolare singolarmente o insieme le due forza Yin o Yang.
Analizziamo la prima.
In essa si assume la posizione del loto; la colonna vertebrale deve essere perfettamente dritta, le spalle rivolta all’indietro, il mento ed il corpo rialzati, braccia e mani distese sulle cosce.
La prima fase
inizia con l’inspirazione, la quale deve essere eseguita con molta calma, rilassamento ed armonia, seguendo il percorso che parte dalle narici e scorre prima verso i polmoni, passando attraverso i bronchi ed il torace; poi giunge in ultimo al diaframma, che con un piccolissimo sforzo dovrà essere abbassato, per consentire l’immagazzinamento di più Ch’i possibile; in questo preciso istante è anche necessario che l’addome sia sospinto all’infuori.
La seconda fase che segue è quella della ritenzione. Restando immobili, si deve mantenere il torace nello stato di maggior dilatazione consentita, senza però forzare eccessivamente: sarebbe molto pericoloso! La suddetta dilatazione si ottiene con una profonda inspirazione. La fase intermedia, serve quindi a dar tempo all’ossigeno di venir assimilato nel miglior modo possibile, a livello degli alveoli polmonari. Bisogna anche fare attenzione che la cassa toracica, nella fase di tensione sia tenuta ferma, senza essere allo stesso tempo troppo rigida o tesa.
In ultimo, si ha il momento di completa espirazione. Essa consiste nell’emettere dalle narici tutt’aria immagazzinata durante le fasi precedenti. Questo è un momento molto importante: se dovesse incorrere qualche errore proprio adesso, si rischierebbe infatti di gettare al vento tutto il lavoro svolto in precedenza. Dunque, l’aria deve essere espulsa attraverso le narici, impiegando un tempo circa due volte più lungo di quello occorso durante l’inspirazione; bisogna altresì fare attenzione ad espellere l’aria nella maniera più armoniosa e fluida possibile, senza interruzioni, scatti o a velocità incostante. Molto importante è badare a non forzare molto l’emissione. Se non si riesce ad impiegare un ritmo prolungato in questa fase, non si otterranno i migliori risultati, ma ciò nonostante bisognerà che si riesca a mantenere il flusso aereo uguale e costante, come l’alterarsi delle onde del mare, quando è calmo. Subito dopo aver emesso l’aria, tramite lo svuotamento dei polmoni, occorre, senza lasciar trascorrere pausa alcuna fare un piccolo sforzo: contrarre all’indietro i muscoli addominali e innalzare il diaframma, in modo tale da svuotare completamente i polmoni. Di qui, verrà la successiva fase di inspirazione, in cui immagazzinare altra aria. Durante l’intero ciclo respiratorio – inspirazione, ritenzione ed espirazione – il praticante dovrà concentrarsi non tanto sul respiro, bensì su un punto preciso chiamato dai cinesi “Tan-T’ien”, sito a circa tre centimetri sotto l’ombellico, a tre dita di profondità, verso l’interno del nostro corpo. Per far intendere che cosa sia il “Tan-T’ien” è sufficiente affermare che esso rappresenta uno dei sette centri vitali del corpo umano.

 

Esercizi di respirazione

 

Per praticare correttamente esercizi di respirazione bisogna “far scendere il Ch’i nel Tan-T’ien. In pratica dobbiamo immaginare che l’aria inspirata raggiunga il centro del nostro ventre. Secondo i taoisti significa far discendere il Ch’i postnatale dal   Tan-T’ien di mezzo a quello inferiore e unirlo così al Ch’i prenatale. Dobbiamo adottare quindi una respirazione di tipo diaframmatica (ossia addominale) e non una respirazione toracica. Per far scendere il Ch’i nel Tan-T’ien la mente gioca un ruolo importante. Bisogna dunque avare un’intensa consapevolezza dell’accumulo del Ch’i nel nostro baricentro. In tal modo la mente diventa calma e concentrata, ed è allora possibile una perfetta coordinazione fisica e mentale. Chi ha la mente concentrata nel Tan-T’ien è un individuo “centrato” ossia stabile, equilibrato sia fisicamente che psichicamente. Pertanto è di fondamentale importanza imparare a sentire il Tan-T’ien che possiamo considerare il nostro “centro psicofisico”.


CONTROLLA E DOMINA IL
TAN-T’IEN PER PRATICARE IL LAVORO INTERNO.

 

Chi vuole essere calmo deve regolare la sua respirazione. La cosa non è così semplice, perché ansia, paura, ira, emozioni non ci permettono di respirare nel modo corretto. La respirazione deve essere profonda, lenta, uniforme, continua (senza alcuna pausa), naturale. Non bisogna mai riempire o vuotare completamente i polmoni, non bisogna eseguire inspirazioni o espirazioni forzate.

Si inspira e espira dal naso. La bocca è chiusa, ma non serrata, e la punta della lingua viene tenuta appoggiata alla base del palato vicino all’attaccatura dei denti. L’addome deve essere perfettamente rilassato e durante l’inspirazione è utile immaginare di gonfiare un ipotetico palloncino situato nel ventre e avente come centro il Tan-T’ien. E’ ovvio che l’aria inspirata non arriva fino al ventre, ma l’abbassamento del diaframma, che ha luogo durante l’inspirazione addominale, comprime l’addome la cui parete tenderà a dilatarsi verso l’esterno. Le spalle e il petto rimangono invece perfettamente immobili. Iniziando a espirare bisogna esercitare una spinta degli intestini verso il basso, come conseguenza la parete addominale tenderà a dilatarsi ulteriormente verso l’esterno; durante la parte terminale della fase di espirazione, una volta esaurito l’effetto della spinta verso il basso, l’addome inizia invece a rientrare naturalmente per tornare alla posizione originaria quando l’espirazione è finita. I due passaggi dall’inspirazione all’espirazione e viceversa vengono definiti Huan Ch’i, che letteralmente significa “cambiamento del Ch’i”.
Secondo i taoisti durante l’inspirazione addominale il Ch’i postnatale, penetrando in parte con l’aria nell’organismo, si mescola con il Ch’i prenatale presente nel Tan-T’ien inferiore formando un ‘unità. Durante l’espirazione i due Ch’i si separano nuovamente e il cosiddetto Ch’i esaurito esce dal naso eliminando le impurità dell’organismo. I taoisti affermano che questa tecnica respiratoria consente la preparazione dell’elisir interno indispensabile per la purificazione del corpo e per prepararlo a ciò che veniva definito “IMMORTALITÀ’”

Ch’i “statico” e Ch’i “dinamico”

“Ch’i statico”: è il Ch’i coltivato tenendo il corpo immobile. Fanno parte di questo gruppo le tradizionali pratiche meditative.

“Ch’i dinamico”: è il Ch’i coltivato facendo muovere il corpo, o “esercizi respiratori con il corpo in movimento” a tale categoria appartengono gli esercizi fondamentali delle tecniche segrete dei monaci tibetani.