Alla ricerca delle origini


L’osteoartrite è la malattia più diffusa, questa malattia ha il più alto tasso di morbilità non solo nell’uomo, ma anche fra tutti gli esseri viventi del nostro pianeta. Colpisce infatti: anfibi, rettili, uccelli, mammiferi, pesci (balene, delfini) le cui articolazioni non sono sottoposte a carico.

Nelle specie animali sembra quindi iniziare con la comparsa filogenetica dello scheletro osseo. Due soli animali ne sono esenti: il pipistrello ed il bradipo, animali che hanno in comune l’abitudine di dormire con la testa in basso. Lo scimpanzé, sembra essere l’antenato dell’uomo.

Cammina a quattro zampe, caricando il peso del corpo prevalentemente sugli arti anteriori. La stazione eretta viene assunta temporaneamente quando gli arti anteriori vengono utilizzati per afferrare qualcosa in alto. Circa 3,5 milioni di anni fa si affermò il bipedismo, ma solamente nell’ultimo milione di anni si sono verificati i maggiori cambiamenti nell’anatomia ossea degli ominidi.

L’uomo, per necessità ambientali, si eresse sulle gambe posteriori e di conseguenza fece cambiare il carico sulle strutture articolari del rachide che assunse anche la funzione portante ed ammortizzante.

Con l’assunzione stabile della stazione eretta oltre alle modificazioni profonde nella anatomia del sistema nervoso centrale, con la comparsa dell’intelligenza, si è venuto però a creare uno sbilanciamento tra struttura e nuovi compiti articolari, per cui alcune articolazioni si sono trovate ad essere sovrastrutturate, mentre altre sottostrutturate.

L’osteoartrite si manifesta quando esiste uno sbilanciamento tra uso e struttura, pertanto tutte quelle articolazioni che nella acquisizione delle nuove funzioni sono risultate sottostrutturate sono ora più frequentemente sede di:
osteocondrosi intervertebrale

  • spondilosi deformante
  • osteoartrite dell’articolazione apofisaria
  • osteoartrite uncovertebrale
  • degenerazione del disco intervertebrale
  • ernia del disco, anca, ginocchio, mano, parti molle della colonna (legamenti, tendini, borse seriose, muscoli) anche esse chiamate a nuovi compiti.

Indicazione dei trattamenti in rapporto alla sede.

Artrosi della colonna, ginocchia, anca, piede e mano: ogni localizzazione procura diversi livelli di invalidità ed esige interventi specifici.

Le indicazioni possono variare se l’impegno è a carico della colonna cervicale, dorsale o lombare; se coinvolge prevalentemente le apofisi articolari posteriori o i dischi intervertebrali, se comporta interessamento nevritico o mialgico; se si accompagna a rigidità o formazione di ostiofiti.

Poiché la mobilità del rachide varia in relazione al tratto, diversi saranno gli obiettivi da perseguire. Nel rachide cervicale e lombare andrà generalmente ricercata la motilità, mentre per il tratto dorsale saranno curate postura e respirazione.

Per il ginocchio bisogna distinguere tra l’artrosi femororotulea e quella femorotibiale in quanto il lavoro biomeccanico è diverso. Anche  per le artrosi del piede e della mano vanno riservati trattamenti differenti.

I trattamenti dunque sono tanti, ed efficaci, ricordiamoci che più che la malattia esiste il malato, la cui sensibilità spesso richiede la personalizzazione del trattamento.

Osteo condrosi intervertebrale.
Si tratta della degenerazione primitiva del disco intervertebrale che si disidrata e perde elasticità; si verifica maggiormente nel tratto cervicale e lombare ed è frequente negli anziani. Si può manifestare con aspetti diversi:

  1. fenomeno del vacuum (raccolta di gas)
  2. restringimento dello spazio discale intervertebrale;
  3. sclerosi del piatto osseo subcondrale;
  4. erniazione del disco intervertebrale nella vertebra adiacente;
  5. piccoli osteofiti triangolari nell’area di giunzione discovertebrale.

Spondilosi deformante. Caratterizzata da multipli e grossi osteofiti a predominanza lungo la fascia anteriore e laterale dei corpi vertebrali.

OA dell’articolazione apofisaria. E’ questa una articolazione sinoviale, riccamente innervata. Interessa maggiormente i tratti più mobili della colonna.

OA ucovertebrale.

OA costovertebrale ed un OA delle neo-articolazioni nella giunzione lombo-sacrale.

Ernia del disco si verifica nei tratti più mobili della colonna, può assumere, a seconda della dislocazione, varie denominazioni:

Trattenuta, se non penetra nello spazio epidurale;

Sequestrata, o a frammento libero, se parte del materiale erniato è libero nello spazio epidurale.

Stenosi vertebrale possono interessare il canale spinale, il canale radicolare o il forame intervertebrale. La stenosi si verifica solamente quando l’abnorme ristrettezza della formazione anatomica considerata (canale spinale osteo-legamentoso, canale radicolare, forame intervertebrale) provoca una compressione a carico del contenuto (sacco durale e/o radici spinali.

Iperostosi vertebrale: stenosi multiple a più livelli.

Finalità.

Ridurre dolore e contrattura muscolare; prevenire l’ipofunzione, disfunzioni biomeccaniche a carico delle articolazioni colpite; prevenire recidive del processo acuto, danni secondari a strutture osteocartilaginee, tendinee, capsulari o legamentose per improprio uso o, più frequentemente, osteopenia da non uso, che è tra le più gravi e frequenti complicazioni dell’artrosi.